Nota dell'Amministrazione del forum
La presenza di entita', spiriti, presenze o altro nelle psicosi o in altre condizioni mentali umane, puo' essere sia una costruzione artificiosa della mente, sia un'entita' reale cosciente ed indipendente come lo e' ad esempio un'altro essere umano, un'animale, eccetera. Non esiste attualmente alcuno strumento o maniera di dimostrare scientificamente l'una o l'altra ipotesi.
La Schizofrenia paranoide, una malattia devastante.
Ludwig Bellavista vi racconta la psicosi così come l'ha vissuta.
Il mio blog:
http://ludwigbellavista.wordpress.comIl mio libro: "Ludwig amava come un cyborg - quando chi ha sofferto molto riesce davvero a riscattarsi"
http://www.ludwigbellavista.comMi chiamo Ludwig Bellavista e vorrei parlarvi di un argomento controverso perchè mette in antitesi due ambienti accademici (quello medico e quello degli psicanalisti) (Vedi "Istituto di Psicologia e Psicoterapia comportamentale e cognitiva" http://www.ipsico.org/neurolettici_atipici.htm) e "Psicologia on-line" http://www.cpsico.com/neurolettici.htm) nonchè quello di chi ha avuto la sventura di incamminarsi nella pericolosa strada della patologia psichiatrica (Vedi "Disturbi psichiatrici" http://www.msd-italia.it/altre/manuale/sez15/1931679.html) in tutte le sue accezioni. E' risaputo che psichiatri e psicologi curano le malattie e i disturbi mentali con metodi diametralmente opposti, pur volendosi entrambe le categorie pregiare di avere un approccio scientifico in merito a questa materia. E' mia opinione che sia gli psicofarmaci che la psicoterapia, in tutte le loro forme, possanocontribuire alla parziale remissione - se non guarigione - di vari disturbi di diversa gravità. Penso che sia però fondamentale riconoscere i limiti di entrambe le metodiche. Probabilmente, qualcuno potrà pensare che la scienza un giorno sarà in grado di spiegare ogni aspetto del comportamento umano. Penso che questo sia un argomento più appropriato per un romanzo di Asimov che per una pubblicazione scientifica, francamente. (Vedi in merito al romanzo "Psicofarmaci agli psichiatri" http://www.iyezine.com/libri/404-enrico-ba...psichiatri..htm) Gli elementi astratti della mente umana, quali il pensiero, il linguaggio, i sentimenti e le emozioni devono per forza superare di gran lunga i formalismi della matematica, della fisica e delle altre scienze. Non c'è nulla da togliere ai progressi della scienza, ma la scienza risiede nella ragione umana e quindi non la può contenere, questo ce lo insegnao la teoria degli insiemi e la logica matematica. Ma questo è a sua volta un ragionamento astratto e per qualcuno potrebbe essere un sofisma. Che dire però dei risultati a livello empirico? Questo è un dato di fatto: in molti casi la scienza si arrende, non si conoscono le cause del male e non si arriva a nessun beneficio con i trattamenti attualmente disponibili, sebbene siano stati ottenuti molti progressi, in tempi relativamente recenti. E questo avvalora la mia tesi: la scienza ha dei limiti scientificamente dimostrabili.
Cosa si può dunque ottenere con la terapia farmacologica? Molto, ma per lo più nelle fasi iniziali della malattia. (Vedi "Associazione vittime della 180" , http://www.vittimedella180.org) Ve ne parla chi ha provato gli effetti di varie molecole, quali il sertindolo e l'olanzapina, solo per citarne alcune. Da undici anni non ho più allucinazioni (Vedi: PSICOFISIOLOGIA DEGLI STATI DI COSCIENZA " ALLUCINAZIONI: UNA PROSPETTIVA http://isole.ecn.org/sissc/allucinazioni.htm) di alcun genere. Probabilmente ho una grande stima di me stesso pensando di averne capito i meccanismi. Questi meccanismi risiedono nelle mie convinzioni, nel mio carattere, nelle mie motivazioni e nel mio stile di vita. Credo che nulla di tutto questo cambiamento sia dovuto all'olanzapina, che ha avuto il merito unico di alleviare le mie sofferenze nei periodi di crisi, regalandomi peraltro un profondo ottundimento emotivo, l'incapacità di reagire agli stimoli e di esprimere opinioni e normali manifestazioni caratteriali, nonché una depressione lunga quanto i dodici anni in cui ho assunto 10 mg di questa molecola. Recentemente un medico mi ha detto che l'olanzapina agisce sul cervello come il bisturi di un chirurgo. La cosa mi fa ridere in prima istanza ed inorridire in seconda pensando cosa potrebbe accadere se quel medico avesse davvero la possibilità di usare un bisturi. Fortunatamente quel medico è uno psichiatra (Vedi "Società italiana di Psichiatria" http://www.psichiatria.it) e non un neurochirurgo, tuttavia sono convinto che possa fare molti danni anche nel suo piccolo. Nonostante questo calvario sono riuscito ad innamorarmi, a sposarmi, ad avere una figlia e oggi lavoro con soddisfazione mia e dei miei colleghi. Dopo aver cambiato città ed essere stato seguito dal CSM di nuova competenza, ho trovato un medico che ha avuto il coraggio e la voglia di credere nella mia capacità critica. Nell'arco di un anno sono passato da 10 mg a 5 mg, e oggi sono a quota 2,5 mg. I benefici sono stati innumerevoli, i danni ASSOLUTAMENTE NESSUNO! (escludendo solo una breve, transitoria e leggera irritabilità -la quale mi ha regalato l'appellativo di <>- soltanto nei periodi iniziali e successivi alle riduzioni delle quantità di farmaco assunto, devo dirlo per onestà). Ma vorrei raccontarvi qualche dettaglio del cammino che ho percorso lungo la strada della psicosi e come ho trovato la forza di rimettermi sulla strada della sanità di mente.
La mia storia, è ampiamente documentata nel libro "Amore fatto a macchina", (Vedi "La critica letteraria e la produzione estetica nella seconda metà del XX secolo" http://www.girodivite.it/antenati/xx3sec/cons_sag.htm) che sarà presto pubblicato e disponibile gratuitamente on line. E' attualmente disponibile la "Presentazione", insieme alla "Guida alla lettura" nel blog http://ludwigbellavista.wordpress.com (O lo leggi o non sai nulla di te stesso: "La Coscienza di Zeno" http://www.italialibri.net/opere/coscienzadizeno.html)
Sono cresciuto in una famiglia profondamente legata alle tradizioni religiose e dal rigido moralismo. Fin dalla tenera età, sono stato dissuaso anche solo dal far menzione di alcuni aspetti essenziali del normale sviluppo emotivo, in special modo in relazione ai rapporti e alle relazioni sociali, (Vedi "Quando qualcuno dipende da te. Per una sociologia della cura" http://www.geocities.com/appuntischizofrenia/libri.html) essendo spinto a manifestare tendenze sessofobiche, (Vedi "Psicologia e sessualità" http://www.dica33.it/argomenti/psicologia/...epressione2.asp) per lo meno durante l'infanzia e l'adolescenza. Ho vissuto le prime curiosità infantili con estremi sensi di colpa, (Vedi "Depressione e sensi di colpa" http://www.mybestlife.com/depressione/index.htm) i quali sono perdurati fino ai primi momenti dell'età adulta. Un irrazionale senso di colpa in relazione alla morte del nonno paterno, mi ha portato a vivere in modo paranoico il rapporto con la mia prima fidanzata, Marlène.
Ho frequentato le scuole superiori manifestando uno spiccato perfezionismo. (Vedi "Di perfezionismo non si muore" http://www.dica33.it/argomenti/psicologia/...rfezionismo.asp) Ho sempre cercato di dare il massimo ed ero soddisfatto solo se riuscivo ad ottenere voti via via migliori. Mi sono diplomato come Perito Informatico con la votazione massima. Dopo vari ripensamenti e indecisioni, mi sono iscritto alla facoltà di Informatica, nel settembre del 1993. Il perfezionismo non mi abbandonò, perciò incominciai a pretendere troppo dal mio fisico. Il primo crollo emotivo mi colpì proprio in questo periodo di stress e poche settimane dopo il suicidio del mio caro amico Orlando, evento che squarciò la mia sensibilità e si avventò nella mia vita come un inaspettato fulmine a ciel sereno. Ma non era ancora la psicosi.
Mi sottoposi ad una serie di controlli presso il CSM di competenza, per un disturbo di natura ansiosa. Ebbi dei disturbi più che altro a livello fisico, dolori di stomaco molto intensi che riuscii a controllare solamente ricorrendo ad un ansiolitico di nome Xanax. Dopo pochi incontri, la dottoressa Lupis (medico psichiatrico del CSM) mi congedò constatando una totale remissione da un episodio che definì "normale reazione fisiologica allo stress, con assenza di patologia". La cosa bastò a tranquillizzarmi. Però pensai che sarebbe stato meglio per me abbandonare l'università per cercare un lavoro, anche per accontentare i miei genitori che mi accusavano di "aver tirato troppo la corda". Sotto questo aspetto devo ammettere che avevano ragione. Però la soluzione trovata non fu la migliore. Trovai un impiego come analista programmatore, niente di male in tutto questo, tranne il fatto che anche in questo caso non abbandonai il mio perfezionismo e il carattere per natura ansioso. Nel frattempo, dopo circa un anno conobbi Marlène che divenne la mia fidanzata. Marlène, <>, era molto più ansiosa di me. Lo stacco tra i due livelli di sensibilità mi fece pensare assurdamente di poterla aiutare, magari salvandola dall'imminente crisi depressiva che avevo previsto in base a chissà quali calcoli mistici e trascendentali. Inutile dire che tale crisi non si verificò mai, nemmeno dopo la rottura del nostro rapporto. Il bello invece, è sentire quello che accadde a me.
Mi resi conto, dopo circa quattro mesi di frequentazione, che non avevo abbastanza forza per dare coraggio a Marlène, la quale si appoggiava a me emotivamente, confidando ciecamente che io avessi una forte fibra (in effetti io così le avevo abilmente e mendacemente dato ad intendere). Dopo un lungo periodo, nel quale la ragazza non sapeva discernere se mi amasse davvero o no, mentre il lavoro diveniva sempre più pesante, mi sfibrai nuovamente, questa volta in un modo completamente diverso. Maturai la difficile decisione di lasciarla. Questo non per mancanza d'amore. "Marlène non possiamo più vederci, non perchè io non ti ami, ma perchè mi sto esaurendo, non posso portarti dove sto andando!". Alle orecchie di Marlène questo sembrò come la scusa più vigliacca che si potesse inventare per troncare una relazione portata avanti per motivazioni poco serie. Pensava che mi fossi preso gioco dei suoi sentimenti e che volessi fino in fondo offendere la sua intelligenza ingannandola nuovamente, solo per fuggire dalle mie responsabilità. Ben presto dovette però prendere atto del fatto che era tutto vero, e questo coincise con un suo totale mutamento di vedute. Mi escluse totalmente dalla sua vita. Io, intanto, fui sommerso da sensazioni di colpa e ritornarono nella mia mente in maniera lucida le immagini del mio nonno paterno, il quale dopo avere appreso da me stesso all'età di otto anni (per ingenuità) di essere affetto da un tumore era nei pressi di un dirupo, con attorno amici, parenti e figli che tentavano disperatamente di dissuaderlo dall'idea di gettarsi nel vuoto mentre urlava con quanta voce aveva in corpo che..."la verità salta sempre fuori dalla bocca degli innocenti! Lasciatemi stare! Andate via tutti!". Allora, dopo aver simbolicamente ucciso mio nonno, stavo uccidendo Marlène nella mia realtà. Arrivò nei giorni a seguire una telefonata che annunciò la morte di una cugina di mia madre, mentre io ero a casa dal lavoro esausto e già in crisi. Mia madre era sconvolta per motivi suoi e reagì piangendo, io non capii di chi si trattasse ma pensavo di saperlo: ma sì era Marlène! La mia mente incominciò a riempirsi di quanto di peggiore possa esistere a livello di emozioni e sentimenti...nulla di buono come si può presagire. Fui preso da un blocco psicomotorio che mi salvò da me stesso...incominciarono però le allucinazioni, in televisione vedevo cose che nessun altro vedeva, sentivo in casa cose che gli altri non sentivano e attribuivo significati simbolici appartenenti a realtà trascendenti ad eventi assolutamente casuali, ero convinto di sapere in anticipo cosa stesse per accadere e poi, e poi...all'ospedale, reparto di psichiatria, sotto chiave con terapia neurolettica! Per due mesi vidi raramente la luce del sole, perchè il reparto era in un seminterrato, d'altronde la follia non è cosa da esibire. Mentre venne sperimentato il Serenase, le allucinazioni peggioravano e mi rifugiai in una serie di convinzioni deliranti che sembravano darmi una soluzione immaginaria, per un problema a sua volta immaginario. Dopo l'uso del Serdolect, prospettato come ultimo tentativo, pian piano ritornai al compenso psichico, le allucinazioni cessarono, capii tutto di Marlène e di quanto possa essere stupido un uomo. Entrai in ospedale il 27 Dicembre 1996, uscii il 10 Marzo 1997, dopo aver compreso molto meglio come gira il mondo. Rientrai al lavoro dopo circa 4 mesi...
Come si esce da tutto questo? (Vedi "L'Insight, il grado di consapevolezza della malattia" http://www.psychiatryonline.it/ital/scale/cap25-1.htm) A meno che non ci siano danni strutturali nel tuo cervello, cause virali o squilibri ormonali, parlo a te che stai soffrendo per cause ambientali: non ti arrendere ce la puoi fare! (Vedi "Gli accertamenti necessari: maturità ed età" http://www.altrodiritto.unifi.it/minori/ba...av.htm?cap5.htm) Per escludere le cause organiche è indispensabile rivolgersi ad uno o più specialisti, ma che siano dei medici onesti e preparati, per quanto riguarda questo fidati della tua percezione, del tuo intuito, della tua intelligenza! Non rimanere nelle mani di qualcuno che non ti ispira fiducia. Molti sono caduti nelle mani dello <>, stai attento ai TSO! (Vedi "Come è facile essere presi per matti!" http://www.indicius.it/archivio/psichiatria.htm) Se hai la possibilità, rivolgiti ad un professionista privato di indubbia fama, uno che non sia interessato a rimpinzare le finanze delle case farmaceutiche (Vedi "La terapia di mantenimento" http://www.psichiatria24x7.it/bgdisplay.jh...sturbo_bipolare) e neanche di rendere indiscussa la sua capacità diagnostica, magari ricorrendo a tecniche di condizionamento psicologico (Vedi "Psicolab - Laboratorio di ricerca e sviluppo in Psicologia http://www.psicolab.net/index.asp?pid=idar...t=251&arid=2370) per far avverare le sue profezie - e stai attento che può davvero succedere, perchè il placebo funziona di più con le parole che con i finti farmaci! Non permettere a nessuno di minare la tua fiducia in te stesso e nella tua intelligenza. La psicoterapia può avere effetti molto benefici. Informati, conosci in maniera approfondita cosa vogliono dire termini come "Schizofrenia, paranoia, psicosi, depressione maggiore, (Vedi in merito a "Il male oscuro", interessantissimo romanzo psicoanalitico! http://www.italialibri.net/opere/maleoscuro.html) ansia, ( Vedi "Niente ansia" http://www.nienteansia.it) stress, sindrome da stress postraumatico, delirio,tranquillanti maggiori, antipsicotici, neurolettici, ansiolitici, antidepressivi triciclici, sali di litio, psicoterapia individuale e di gruppo, sensi di colpa, superamento di traumi emotivi, tranfert", leggi le opere di Freud, Jung, Fromm e documentati circa la medicina, il Web (Vedi in merito a "Internet e psicosi" http://www.haisentito.it/articolo/internet...la-curera/9036/ ) è uno strumento potentissimo a questo scopo e non dimenticare di passare in libreria. (Vedi intorno al fenomeno dei "Social Network" http://wiki.bzaar.net/Docs/IT/Elementi_Teo..._Social_Network]) Se stai soffrendo seriamente, ricorda che per uscirne fuori, probabilmente dovrai intraprendere un lungo cammino dove a volte la strada è in salita. Sappi però, che se sei al buio e di fronte a te c'è solo uno spiraglio di luce in lontananza, vale davvero la pena di arrampicarsi per raggiungere questa fonte, che ti permetterà di avere accesso ad un mondo fatto di meravigliosi colori! E' la tua vita!
(Vedi in merito a"Psichiatria e Omeopatia"
http://www.medicitalia.it/02it/consulto.asp?idpost=48024)
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Albert EinsteinSentitamente,
Ludwig Bellavista
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http://ludwigbellavista.wordpress.comConsulta anche i miei articoli:
Forum "ANTI-PSICHIATRIA":
http://nopazzia.anti-psichiatria.com/node/423Edited by fabrizio3 - 1/9/2009, 15:13